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venerdì 29.08.2008 ore 14.10

ARCHIVIO il Tirreno dal 1997

E ora... facciamoci del male

 VIAREGGIO. Tutto ha inizio il 26 settembre, sui computer collegati a internet. In quella data un frequentatissimo blog (quello di Stefano Pasquinucci) segnala il sito di un gruppo, i Jackass Viareggio, invitando i “navigatori” della rete a dare un’occhiata. In tre giorni, una pioggia di commenti, oltre i quaranta. Molti criticano questi ragazzi che imitano le gesta dell’omonima (ex) serie televisiva di Mtv, dove controfigure di professione eseguono stunt al limite della demenzialità, rischiando nel contempo di rompersi l’osso del collo; altri prendono invece le difese di questi «pazzi» in nome del diritto di seguire le proprie passioni. Ma chi sono i cinque ragazzi che, per qualche giorno, hanno fatto parlare di sé innescando apprezzamenti e critiche?  Datemi una telecamera... e vi solleverò il mondo. Parafrasando Archimede, è da una semplice videocamera che nascono i Jackass Viareggio. Siamo nel 2004, sotto le feste natalizie: Daniele Pisani, studente diciottenne, sogna di trovare sotto l’albero qualcosa di diverso dai tradizionali soldi. «Per l’esattezza volevo una telecamera digitale - racconta il creatore e leader del gruppo - ma era più una bizza da bambino che un reale bisogno: in fondo non sapevo esattamente cosa avrei potuto farne». Il regalo tanto richiesto, però, arriva. E allora, assieme ad altri tre amici (Davide Ramacciotti, Alessandro Maffei e Federico Cinquini: da un anno si è aggiunto anche il «quinto elemento», Marco Francesconi), ecco prendere corpo l’idea di realizzare qualche video amatoriale per puro divertimento.  Da Mtv al Marco Polo. Il punto di partenza è Jackass, la fortunata serie tv di Mtv (poi cancellata) in cui stuntmen di professione si schiantano contro i muri o vengono catapultati nelle paludi, invitando però gli spettatori a non imitarli (Don’t try this at home, Non fatelo a casa): i quattro ragazzi si ritrovano il venerdì sera tra le palazzine del Marco Polo o in Passeggiata per filmare i primi stunt, cadendo da una rampa a bordo di uno skateboard o spaccandosi scatoloni sulla testa, accompagnati dalle canzoni di Offspring e Green Day. E, una volta realizzati e montati, i video vengono caricati su YouTube, all’interno della sconfinata rete di Internet: «Abbiamo visto subito i risultati, perché i amici e sconosciuti ci fermavano per strada, dicendoci che avevano visto i nostri video - prosegue Daniele - e questa è la nostra gratificazione maggiore: mezzi e risorse scarseggiano, e siamo tutti autodidatti». E per loro c’è anche qualche sassolino da togliere dalle scarpe: «Anche chi ci criticava sul blog si è poi dovuto ricredere».  Non solo Jackass. I ragazzi (che nel frattempo diventano cinque) ci prendono gusto e proseguono nei loro stunt, tra cui un tuffo nel canale Burlamacca dalla passerella o dal molo nel cuore della notte. Ma, anche se il nome del gruppo è un omaggio alla tanto discussa serie americana («Se ci fossimo chiamati diversamente, forse non si sarebbe sollevato tutto questo polverone»), decidono di provare qualcosa di diverso: ecco allora un’esilarante parodia di Baywatch girata sulla spiaggia della Passeggiata o la «rubrica insegna», dove illustrano agli ipotetici spettatori della rete come fabbricare un fumogeno artigianale. E dove, soprattutto, non si fanno del male. «Ormai il nome Jackass rimane, anche se ora ci rappresenta meno rispetto agli inizi - dice Daniele - abbiamo voluto intraprendere un altro filone, più comico».  Come Peter Pan. Gli sforzi di questi ragazzi sono stati comunque premiati: «Il nostro primo video Jackass ha per noi un fascino particolare, è stato il punto di partenza: se lo confrontiamo con gli ultimi realizzati, però, si nota la differenza qualitativa». E pare che anche gli utenti della rete abbiano apprezzato: «Dopo aver messo i video in rete, ho anche creato il sito web del gruppo (www.jackassviareggio.it) - racconta Daniele - su YouTube possiamo vantare 19000 visualizzazioni dei video, mentre per il sito le statistiche ci dicono che siamo stati visti persino in Asia e nelle Americhe. E molti ci inviano e-mail o entrano in contatto con noi attraverso Messenger o MySpace (i programmi di messaggistica istantanea, simili alle chat)». Mai giudicare un libro dalla sua copertina, come diceva Oscar Wilde. «Ognuno è libero di pensare quello che vuole e quindi anche di criticarci, purchè sappia argomentare e soprattutto si firmi sul blog. È invidia? Chissà. Noi pensiamo a proseguire per la nostra strada. C’è chi si diverte provando a “sballarsi” o giocando alla Playstation: noi giriamo video. In fondo è come Peter Pan: dentro ognuno di noi c’è sempre il bambino che non vuol crescere». Perché, come scrive Antoine de Saint-Exupèry nel Piccolo Principe, “Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano”. - Simone Pierotti

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