il Tirreno — 03 novembre 2007
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sezione: VIAREGGIO
VIAREGGIO. Tutto ha inizio il 26 settembre, sui computer
collegati a internet. In quella data un frequentatissimo blog (quello
di Stefano Pasquinucci) segnala il sito di un gruppo, i Jackass
Viareggio, invitando i “navigatori” della rete a dare un’occhiata. In
tre giorni, una pioggia di commenti, oltre i quaranta. Molti criticano
questi ragazzi che imitano le gesta dell’omonima (ex) serie televisiva
di Mtv, dove controfigure di professione eseguono stunt al limite della
demenzialità, rischiando nel contempo di rompersi l’osso del collo;
altri prendono invece le difese di questi «pazzi» in nome del diritto
di seguire le proprie passioni. Ma chi sono i cinque ragazzi che, per
qualche giorno, hanno fatto parlare di sé innescando apprezzamenti e
critiche? Datemi una telecamera... e vi solleverò il mondo.
Parafrasando Archimede, è da una semplice videocamera che nascono i
Jackass Viareggio. Siamo nel 2004, sotto le feste natalizie: Daniele
Pisani, studente diciottenne, sogna di trovare sotto l’albero qualcosa
di diverso dai tradizionali soldi. «Per l’esattezza volevo una
telecamera digitale - racconta il creatore e leader del gruppo - ma era
più una bizza da bambino che un reale bisogno: in fondo non sapevo
esattamente cosa avrei potuto farne». Il regalo tanto richiesto, però,
arriva. E allora, assieme ad altri tre amici (Davide Ramacciotti,
Alessandro Maffei e Federico Cinquini: da un anno si è aggiunto anche
il «quinto elemento», Marco Francesconi), ecco prendere corpo l’idea di
realizzare qualche video amatoriale per puro divertimento. Da Mtv
al Marco Polo. Il punto di partenza è Jackass, la fortunata serie tv di
Mtv (poi cancellata) in cui stuntmen di professione si schiantano
contro i muri o vengono catapultati nelle paludi, invitando però gli
spettatori a non imitarli (Don’t try this at home, Non fatelo a casa):
i quattro ragazzi si ritrovano il venerdì sera tra le palazzine del
Marco Polo o in Passeggiata per filmare i primi stunt, cadendo da una
rampa a bordo di uno skateboard o spaccandosi scatoloni sulla testa,
accompagnati dalle canzoni di Offspring e Green Day. E, una volta
realizzati e montati, i video vengono caricati su YouTube, all’interno
della sconfinata rete di Internet: «Abbiamo visto subito i risultati,
perché i amici e sconosciuti ci fermavano per strada, dicendoci che
avevano visto i nostri video - prosegue Daniele - e questa è la nostra
gratificazione maggiore: mezzi e risorse scarseggiano, e siamo tutti
autodidatti». E per loro c’è anche qualche sassolino da togliere dalle
scarpe: «Anche chi ci criticava sul blog si è poi dovuto ricredere».
Non solo Jackass. I ragazzi (che nel frattempo diventano cinque)
ci prendono gusto e proseguono nei loro stunt, tra cui un tuffo nel
canale Burlamacca dalla passerella o dal molo nel cuore della notte.
Ma, anche se il nome del gruppo è un omaggio alla tanto discussa serie
americana («Se ci fossimo chiamati diversamente, forse non si sarebbe
sollevato tutto questo polverone»), decidono di provare qualcosa di
diverso: ecco allora un’esilarante parodia di Baywatch girata sulla
spiaggia della Passeggiata o la «rubrica insegna», dove illustrano agli
ipotetici spettatori della rete come fabbricare un fumogeno
artigianale. E dove, soprattutto, non si fanno del male. «Ormai il nome
Jackass rimane, anche se ora ci rappresenta meno rispetto agli inizi -
dice Daniele - abbiamo voluto intraprendere un altro filone, più
comico». Come Peter Pan. Gli sforzi di questi ragazzi sono stati
comunque premiati: «Il nostro primo video Jackass ha per noi un fascino
particolare, è stato il punto di partenza: se lo confrontiamo con gli
ultimi realizzati, però, si nota la differenza qualitativa». E pare che
anche gli utenti della rete abbiano apprezzato: «Dopo aver messo i
video in rete, ho anche creato il sito web del gruppo
(www.jackassviareggio.it) - racconta Daniele - su YouTube possiamo
vantare 19000 visualizzazioni dei video, mentre per il sito le
statistiche ci dicono che siamo stati visti persino in Asia e nelle
Americhe. E molti ci inviano e-mail o entrano in contatto con noi
attraverso Messenger o MySpace (i programmi di messaggistica
istantanea, simili alle chat)». Mai giudicare un libro dalla sua
copertina, come diceva Oscar Wilde. «Ognuno è libero di pensare quello
che vuole e quindi anche di criticarci, purchè sappia argomentare e
soprattutto si firmi sul blog. È invidia? Chissà. Noi pensiamo a
proseguire per la nostra strada. C’è chi si diverte provando a
“sballarsi” o giocando alla Playstation: noi giriamo video. In fondo è
come Peter Pan: dentro ognuno di noi c’è sempre il bambino che non vuol
crescere». Perché, come scrive Antoine de Saint-Exupèry nel Piccolo
Principe, “Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di
essi se ne ricordano”. -
Simone Pierotti
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